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Libertà di parola o parole in libertà?

di admin (30/10/2009 - 16:53)

L'argomento è ghiotto, e avere a disposizione nientemeno che un blog per parlar male del blog è un'occasione da non farsi sfuggire.
    Perché oggi, liberamente, vengo ad esprimere la mia opinione sulla libertà di opinione e di espressione in uno dei canali che vengono considerati come "simbolo" della libertà di espressione: il blog, appunto.
    Libertà sacrosanta, sulla quale va però riflettuto e bene senza cedere alla tentazione, molto poco liberale, in verità, di dare dell'asservito al Regime a chi, come il sottoscritto, ritiene che anche i blog non possano sfuggire a quella legge fondamentale della libertà umana che è di essere legata alla responsabilità e, nel caso specifico della libertà di parola, alla verità.
    Perché è un dato di fatto che sui blog (i quali, peraltro, stando a statistiche serie, vengono letti da una bassa percentuale dei naviganti in internet) spesso e volentieri si scrive di tutto, trasformando in verità sacrosanta i parti della propria mente senza punto verificare se essi corrispondano alla realtà.
    E allora, una prima domanda che viene fatto di pormi è: quanto vale un blog? A che serve un blog? (Ne ho fatte già 2, ma poco importa: è sempre la stessa con la variante). E l'altra, più pesante è: sul blog si può proprio scrivere di tutto e impunemente? La libertà di bloccare ha un limite?
    Mi sembra che sia una domanda ineludibile e sulla cui risposta si giocano molte cose. Perché, o rispondiamo che i limiti del blog stanno nella verità e nella responsabilità, e allora rendiamo il blog autentica manifestazione di libertà di parola; oppure rivendichiamo al blog e a tutta internet una libertà senza questi limiti, e allora blog e internet diventano semplicemente un modo come un altro di buttare parole in libertà, magari su un'arena dove usare anche la calunnia per distruggere l'avversario o semplicemente chi mi sta antipatico.
    Un po' di tempo fa qualcuno dalle parti del Governo, dinanzi al reiterarsi di calunnie e compagnia cantando, parlò della necessità di regolamentare internet. Successe, soprattutto tra i blogger un macello, e un corale gridare al regime.
    Indubbiamente, quando un Governo parla di regolamentare uno spazio che finora è sempre stato la massima espressione delle libertà, il rischio che intenda portare avanti qualche limitazione della libertà di parola c'è sempre. Ma i blogger, sono proprio sicuri che sia necessario continuare a non avere almeno le regole per la decenza?
    E sono proprio sicuri che basta semplicemente un codice di autoregolamentazione personale a indurre un blogger qualunque a rispettare l'altro. Scusatemi: sono un prete e credo nel Peccato Originale, anche perché ne vedo gli effetti: io non ci credo.

P. Rosario M. Sammarco,
fi Teramo

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